Visti da vicino...
Passione Zolin e l’eleganza senza tempo

La parlantina vivace, piacevolmente colorita, scorre veloce. E come centinaia di punti fitti di un abito d’alta sartoria cuciti a mano, le parole di Luigi Zolin tratteggiano con entusiasmo la sua storia. La passione per la sartoria haute couture parigina, cresciuta tra nuvole di organze e chilometri di chiffon. Nel suo atelier, sotto i portici della piazza centrale di Sandrigo, Luigi Zolin dipana il filo sottile dell’eleganza che in trentacinque anni di sofisticata artigianalità lo ha portato alla corte degli stilisti francesi, tra i piu’ famosi e conosciuti creatori di moda del ventesimo secolo. E lo scorso anno alla maison Valentino, sinonimo di eleganza, esclusività e lusso. La foto in bianco e nero di Yves Saint Laurent in passerella a fine anni ottanta, appesa alle pareti della sartoria discreta sopra le vetrine che si affacciano su piazza Vittorio Emanuele, è il ricordo dell’esperienza a Parigi. Allineata più in là, l’immagine che ritrae il couturier sandricense con una giovanissima Claudia Schiffer nel back stage di una sfilata Saint Laurent, per decenni simbolo dell’eleganza più raffinata, moderna e innovativa. Ma anche Givency, la casa di moda che creò i guardaroba di Audrey Hepburn e vestì l’elegante Jacqueline Kennedy, dove Luigi Zolin ha collaborato negli anni Ottanta e che ancora oggi guarda con ammirazione. Eleganza e “couture nonchalant”: un mood che ha lasciato un‘impronta unica e tale nella moda a cui oggi Zolin continua ad ispirarsi, rincorrendo il sogno di Hepburn – “Sabrina”. Così se chiedi allo stilista sandricense come dev’essere una donna elegante, non puoi che aspettarti il ritratto entusiastico del tubino più famoso del mondo, disegnato per “Colazione da Tiffany” nel 1961. Per Zolin, l’eleganza femminile nel vestire, nell’apparire si riassume in una frase: “Dentro ad un abito non c'è un corpo. Un vestito deve racchiudere un'anima, una personalità unica. Il ruolo dell’haute couture è saper cogliere il mistero che si nasconde in ogni donna per trasmetterlo in maniera sottile e discreta. Mai appariscente, mai volgare.” Sarà per questo che prima di disegnare un abito per una nuova cliente cerca con abile galanteria e savoir faire, di rubarle un pezzetto di anima. Guida il gioco consigliando, proponendo soluzioni adatte. “Non si puo’ fare a tutti lo stesso vestito. Se una donna ama indossare i jeans sarebbe quantomeno imbarazzante vestirla con un tailleur bordato di piume per andare in ufficio” spiega Zolin. Così tutto si risolve in due possibilità. “O ti vesti come vuoi o come vuoi apparire. Capire cosa una donna vuole: questo e’ il bello dell’alta sartoria”. "Le “fashion victim” al suo atelier non trovano vita facile. Piume pailettes, pizzo ricami indossati fin dal mattino non gli piacciono, la sua debolezza è il maculato. “Le fashion victim” sono donne insicure. Si tutelano dietro l’abito – spiega – le “mie” donne, invece, sanno rinunciare alla griffe. Apprezzano la qualità e i vestiti perfetti. Sono donne che danno vita al vestito che indossano". Le “sue” donne: eleganti ragazze trentenni e signore settantenni da vestire di giorno e di sera, spose e giovani della nobiltà italiana da rotocalco i cui nomi non trapelano all’esterno del suo salottino. Ma anche qualche star del cinema esibisce e sfoggia quegli abiti che le donne di tutto il mondo sognano, sfogliando le pagine delle riviste di moda. Creazioni realizzate con la sua abilità manuale e quella di quattro sarte che si possono ammirare negli esclusivi manichini personalizzati, dalla taglia 40 alla 52, messi ordinatamente in fila in sartoria. Anonimi per chi li guarda ma per lo stilista capaci di raccontare la trama della femminilità di ogni sua cliente piu’ cara. Se gli chiedi qual’è l’abito più bello che ha realizzato, la sua memoria si perde in ore di lavorazione. Poi però ammette con semplicità disarmante: "Sempre l’ultimo che ho cucito". E stavolta si tratta di un vestito da sposa in tripla organza rosa, realizzato con quaranta metri di materiale prezioso. Con la sua blusa bianca sopra camicia e pantaloni, anche per ricevere gli applausi in passerella, Luigi Zolin non pecca di arroganza. Ma, con la veracità che lo contraddistingue, dice di sentirsi più stilista dei grandi nomi della moda di moda. "Io faccio da sempre le stesse cose con equilibrio e seguendo un filo logico. Non trasformo la donna in un giocattolo: un anno gotica, un anno androgina, un anno sexy – spiega -. Stilista oggi e’ una parola abusata. Si riferisce, invece, a chi ha inventato uno stile: Dior, Chanel, Balenciaga, Givency, Saint Laurent. Oggi invece, ci sono grandi capacità imprenditoriali nella moda ma si punta piu’ sull’ apparire che sulla creatività. Per lui la moda oggi "è un di tutto e di più" e "tendenza è solo una parola che ogni anno cambia immagine al vestire". Si dice che quella della prossima stagione sara’ il “bon ton” e Zolin sentenzia: "allora, sara’ il mio anno. Sarò di moda anch’io con la mia donna elegantissima, vestita in gonna di flanella, camicia e pullover sulle spalle”. (Luisa Dissegna)