Valentino? dopo di lui, niente

l’incontro un anno fa grazie a Matteo Marzotto. Poi l’emozione della sartoria nella capitale.
Dopo Valentino, nient’altro. Luigi Zolin sfoglia con orgoglio e una velata nostalgia i ritagli di giornali di moda dell’ultimo fantastico anno e mezzo. Mesi di grande creatività come sarto collaboratore della maison dello stilista italiano, che nel gennaio 2008 ha detto addio al mondo della moda. Sfilano sul tavolo del salottino nell’atelier di Sandrigo le immagini degli abiti piu’ belli, indossati da attrici e star ai party, alle feste, alle mostre in onore di Valentino. A Parigi, a Roma a Venezia. Volteggiano come voille le pagine dei libri con le foto delle creazioni vintage della maison Valentino. Qualcuno di quegli abiti li ha “restaurati” Zolin. Quello rosso in organza satinata, drappeggiato a spirale, della collezione primavera-estate del 1981. "Indimenticabile" dice. Valentino Garavani? “L’ultimo imperatore” per parafrasare il film documentario a lui dedicato all’ultima mostra di Venezia. "Un re della moda senza eredi" concorda Zolin; mentre racconta della sua fantastica esperienza iniziata in occasione dei 45 anni di attività dello stilista. Zolin ritorna con la memoria ad oltre un anno fa ad una festa di beneficenza nel trevigiano. Inizia qui la strada che di li’ a qualche mese lo ha portato alla maison Valentino, in piazza di Spagna a Roma. "Matteo Marzotto, fino allo scorso marzo presidente del gruppo, noto’ l’abito di una mia cliente. Lei ci presento’. Marzotto mi diede un biglietto da visita e mi disse di contattare alcuni responsabili della maison. “Abbiamo bisogno di persone come lei” mi disse. Il racconto continua: "Vennero a vedere la mia sartoria. Troppo piccola e artigianale per il pret-a-porte di Valentino, fu la loro sentenza. E mi dirottarono verso l’atelier dell’haute couture a Roma. Chiamai palazzo Mignanelli soltanto qualche mese dopo, su sollecito di Matteo Marzotto, che rincontrai ad un evento". A Roma, per lo stilista sandricense, fu come catapultarsi nella pellicola di “Il diavolo veste Prada”. "Mi accolse la “santa inquisizione” e io gelai tutti con la mia proverbiale veracità". "Pensavo – ricorda ancora – di aver perso il lavoro, invece mi accompagnarono in sartoria. Conobbi due delle anziane “premier”, le sarte di sempre di Valentino. E scocco’ il colpo di fulmine. Parlavamo la stessa lingua. Con me avevo portato dei campioni: un’organza cucita, un jersey orlato a mano, un’occhiello e un bottone attaccato ad un pezzetto di stoffa". Il sogno ci impiego’ qualche minuto a trasformarsi in realtà. "Il direttore di sartoria mi consegno’ uno degli abiti storici piu’ belli di Valentino da “ristrutturare” per la mostra al museo dell’Ara Pacis dello scorso ottobre, dedicata allo stilista per le celebrazioni dei suoi quarantacinque anni di creatività". Come nel film “Vacanze Romane”, con protagonista Audrey Hepburn, Zolin si ritrovò, commosso e felice, seduto sui gradini della scalinata di Trinità dei Monti con l’abito sottobraccio. "Mi tremavano le gambe". Tutto il resto è storia d’oggi che da Sandrigo continua a correre sul filo dell’eleganza. (L.D.)